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Teatro Romano

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Il teatro romano di Benevento fu eretto in quella parte sud-occidentale della città alta che costeggia il fiume Sabato e che fu rimodellata mediante terrazzamenti ed estese infrastrutture in età augustea. Fa parte di un insieme di edifici specialistici posti a poca distanza tra loro tra cui l’anfiteatro e forse l’emporium (sito denominato in seguito “Santi quaranta”). Più in alto a Nord si trovava il foro e a Sud nelle vicinanze il ponte “Leproso” dove la via Appia scavalcava il fiume. Anche se il teatro fu inaugurato intorno al 125-128 d.C. e dedicato all’imperatore Adriano, sono emerse sotto di esso, durante un indagine archeologica condotta nelle subsidenze della chiesa di S. Maria della Verità, strutture sepolte da un’alluvione avvenuta nel I secolo d.C. che fanno supporre la preesistenza di un’antecedente edificazione. Tacito, infatti racconta che l’imperatore Nerone si sarebbe fermato a Benevento dopo essersi esibito a Napoli (Annal. XV, XXXIII-IV). Il teatro beneventano rappresenta la tipologia in piano più diffusa in tutto l’impero dall’età augustea. Le sue dimensioni lo pongono tra le architetture del genere di media capienza. Poteva ospitare circa settemila spettatori. Fu edificato in opera cementizia, pietra calcarea e laterizi ed è caratterizzato da una struttura semicilindrica poggiata su archi e volte che, si chiudeva innestandosi nel volume a sviluppo lineare della scena e poteva essere coperto in sommità da teli (i cosiddetti velaria). L’organismo architettonico, alto in origine forse 23 metri, è formato da una cavea di 98 metri di diametro, da un’orchestra di 30 metri e doveva avere, secondo un’ipotetica ricostruzione, una loggia alla sommità della superficie a gradoni.

La cavea, accessibile tramite corridoi, scalinate e vomitoria, presentava nella facciata esterna una sequenza di arcate sovrapposte su tre livelli che contenevano i percorsi perimetrali e che erano caratterizzate da tre ordini: tuscanico, ionico e corinzio, di cui oggi resta solo l’ordine inferiore, costituito da venticinque arcate su pilastri in conci calcarei con semicolonne tuscaniche. Nelle le chiavi d’arco del primo ordine erano inserite maschere appartenenti al repertorio comico e tragico. Parzialmente conservato è anche il frons scenae, vale a dire la struttura permanente di un palcoscenico teatrale romano, solitamente decorata da membrature architettoniche, che faceva da sfondo alle rappresentazioni e che assomigliava generalmente alle facciate dei palazzi imperiali. Poteva reggere un tetto o tende a copertura del palco e del proscenio. In Benevento di tale apparato restano ancora le apparecchiature murarie delle ali destra e sinistra connotate da due grandi nicchie. Il corpo centrale con la cosiddetta “Porta Regia” è del tutto scomparso a seguito di crolli. Sui lati della scena, dove si aprivano gli ingressi minori, si trovano due aule, anch’esse crollate, di cui quella di sinistra conserva ancora in parte il rivestimento in lastre marmoree policrome. Alle spalle della scena un alto basamento, in origine, probabilmente, sormontato da un portico composto da alte colonne, si affaccia su un’area libera di forma rettangolare adibita in passato forse a palestra. Il teatro beneventano fu oggetto di restauri in età severiana, come testimonia una base dedicatoria della Colonia Beneventana a Caracalla, erede designato dal padre Settimio Severo fra il 197 ed il 198 d.C.. Perde la sua funzione intorno al IV secolo quando una sequenza di forti terremoti danneggia la città e quando la costruzione in situazioni emergenziali della cinta muraria urbana lascia fuori dell’abitato l’area occupata dai maggiori edifici monumentali romani quali il foro, l’anfiteatro, le terme e, appunto il teatro. A partire da questo periodo le maggiori architetture classiche beneventane furono oggetto di spoliazioni e di reinsediamenti di popolazione. Nel caso del teatro il sito si trasformò nel Medioevo in un piccolo denso quartiere fatto di ridotte abitazioni denominato “Grottoni di Mappa”. Questa trasformazione durò a lungo e fu documentata in raffigurazioni fatte da viaggiatori del XVIII e XIX secolo. La prima riscoperta del monumento romano si deve all’arch. Saverio Casselli che ne effettuò il rilievo inserendolo nella mappa topografica di Benevento incisa intorno al 1781. Un anno dopo il medesimo architetto progettò e realizzò su un angolo del vecchio teatro la chiesa di S. Maria della Verità in forme neoclassiche. Ancora nel 1823 il raggruppamento di case sorto sulle strutture classiche compare nella mappa catastale dell’ing. Mazarini. Si deve attendere il 1890 per giungere ad una concreta riscoperta del teatro per opera dell’architetto Almerico Meomartini che fece effettuare a proprie spese i primi lavori di scavo riuscendo a realizzare una planimetria più precisa di quella settecentesca. Le indagini archeologiche vere e proprie iniziarono nel 1923 sotto la direzione dell’arch. Roberto Pane e si protrassero fino al 1930. La messa in luce del monumento riprese nel 1934 dopo l’esproprio dei fabbricati e si interruppe durante la Seconda Guerra Mondiale. La ricomposizione della originaria conformazione del teatro si ebbe infine negli anni cinquanta del Novecento sempre ad opera di Pane. Con la fine dei lavori di restauro il teatro fu restituito alla città e alla sua funzione il 26 giugno del 1957. Affidato alla Soprintendenza archeologica viene utilizzato per manifestazioni teatrali e culturali, nonché per spettacoli musicali e di danza. Dal dicembre 2014 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ne cura la gestione tramite il Polo Museale della Campania.