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Il quartiere ebraico di via Erik Mutarelli

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La comunità ebraica, presente in città fin dal V secolo, si raccoglieva in gran parte in un quartiere situato intorno all’odierna Via Erik Mutarelli, lungo la quale sono state messe in luce dai restauri diverse case con bottega risalenti all’XI secolo che avevano portici adatti ad alloggiare le plancae. In una traversa di tale percorso fu costruita la chiesa di S. Stefano de Neophitis che affiancò la sinagoga. Le caratteristiche architettoniche del principale quartiere ebraico (non era l’unico in città), sono state evidenziate dai restauri della casa con botteghe Mutarelli-Boscia, di un edificio situato sulla destra della strada subito dopo il primo pontile, destinato in origine, probabilmente, a sinagoga, e del palazzo de Cillis, nei cui vani interrati si trovano i resti di una vasca per tintori con annesso pozzo.

Poco distante da queste tre architetture, in un vicolo trasversale, si trova l’ex chiesa di S. Stefano de Neophitis, sconsacrata in età moderna. La strada centrale del quartiere è caratterizzata da due pontili, coronati in sommità originariamente da merlature, le cui arcate durante la notte venivano chiuse con grate di ferro.

Gli edifici medievali superstiti sono case mercantili con botteghe di cui si conservano alcune trifore in conci di tufo risalenti al periodo angioino e diversi archi a tutto sesto in laterizi del sec. XI o a sesto acuto in tufo e laterizi del XII secolo. La comunità ebraica giunge probabilmente in Benevento direttamente dalla Palestina. La prima attestazione è costituita dall’iscrizione di una stele risalente al V secolo, reperita localmente e interpretata da H. Solin. A metà del IX secolo è sicuramente documentata. Nell’850 essa accolse il celebre maestro di misteri Abu Aron di Bagdad. Ebrei di Oria venivano negli stessi anni in città per affari, come i fratelli Shefatiah. Oltre un secolo dopo (ca. 985), Hananel lasciò l’Africa e si stabilì nel capoluogo longobardo prendendo per moglie Ester, figlia di Shabbetai.

Delle loro attività, tra cui il piccolo prestito e la tintura dei panni, si ha testimonianza in uno dei primi atti del governo pontificio col quale si richiede la tassa sulle tintorie ebraiche (tincta Iudeorum), un’esazione fino ad allora pertinente all’erario del principe. Dalle note di viaggio di Benjamin da Tudela (1165) si ricava che in Benevento risiedevano ben 200 famiglie quindi circa 1000 o 1200 persone. Il celebre viaggiatore spagnolo afferma che la comunità giudaica era retta da tre rabbini: rabbi Qalonimos, rabbi Zerah e rabbi Avraham. Altra fonte di conoscenza è data da due lapidi scritte in lingua ebraica ritrovate nei paraggi della città. La prima lapide, datata 1 Shevat 4913 (29 dicembre 1152) ci ricorda un certo Shemuel Ben Isaac, l’altra, invece, datata 21 Kislev 4914 (9 dicembre 1153), ricorda Jacov Ben rabbi Hizqiyyah il maestro. In città gli ebrei abitavano in due quartieri detti judeche.

Il più importante, come si è accennato, era situato nell’attuale via Erik Mutarelli. Dopo il 1596, a seguito dell’emissione della bolla Hebraeorum gens di Pio V, gli ebrei furono costretti a lasciare Benevento o a convertirsi. I Beneventani tentarono di convincere il papa a farli tornare senza, però, riuscirci.