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La Porta di Bronzo della Cattedrale

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La porta di bronzo della Cattedrale di Benevento, è stata realizzata con fusione a cera persa tra il 1157 e il 1170. Si tratta di una delle più interessanti opere d’arte del genere in Europa. Composta da settantadue formelle inquadrate da cornici ad ovuli con rosette agli incroci di matrice classica e fissate ad un telaio ligneo, presenta, con un affascinante ed efficace impianto narrativo dalle elevate qualità plastiche e da un realismo di stampo in parte nordico, in parte classicista, un ciclo cristologico tra i più ampi che si conoscano. La porta misura cm. 323 x 460, dimensione che la pone tra le la più grandi nel suo tipo in Europa. E’ composta da due battenti, ciascuno diviso in registri orizzontali contenenti ciascuno otto formelle di forma rettangolare e, al netto delle cornici, di identica dimensione (cm. 27,5 x 40). Le prime cinque file, che occupano la parte superiore della porta, sviluppano temi tratti dai Vangeli canonici, dagli Atti degli Apostoli e dai Vangeli Apocrifi. Nessuna immagine svolge temi ricavati dal Vecchio Testamento, né rappresenta figure di profeti, apostoli o santi del santorale diocesano con l’eccezione di s. Bartolomeo, inserito tuttavia, nell’immagine della crocefissione accanto ad altri apostoli. Nelle altre quattro file in basso ci sono solo tre formelle le cui rappresentazioni traggono spunto dai Vangeli. Le restanti rappresentano il papa in cattedra (probabilmente Adriano IV) colto nell’atto di consacrare un vescovo. Seguono, secondo la presumibile sequenza originaria, l’arcivescovo di Benevento Errico (nome successivamente raschiato e sostituito dalla specificazione “vescovo di Lesina”), i ventitré vescovi suoi suffraganei e quattro protomi con picchiotti ad anello (due teste di leone e due di grifo). Questo ordinamento iconografico già segnala la singolarità del manufatto beneventano nel panorama delle porte figurate medievali e lo classifica come un possente testo di natura politico-teologica ed ecclesiologica piuttosto che catechistico-narrativa la cui committenza non può non essere attribuita ai due papi venuti a risiedere a Benevento nel XII secolo in un momento delicato del loro magistero, quando si acuendosi i contrasti tra papato e impero per la supremazia nel campo delle investiture vescovili, i pontefici Adriano IV e il suo successore Alessandro III furono costretti a rifugiarsi a Benevento.

La porta va riferita ad un ambiente fortemente influenzato dalla presenza in città della corte pontificia e con essa di intellettuali, quali appunto Alberto di Morra, di artisti e di maestranze non necessariamente locali. Da qui deriva l’impostazione del tutto inconsueta, anzi unica dell’opera, basata su tre punti fermi: la centralità della figura papale come erede dell’apostolo Pietro, l’esclusiva narrazione neotestamentaria, aspetto in quel momento del tutto innovativo, che sembra orientato a confutare ogni tipo di dualismo di poteri e l’elencazione dei vescovi meramente formalistica mediante la quale si rivendicava in modo enfatico l’assoluta e piena dipendenza dal pontefice. Le caratteristiche compositive e plastiche che distinguono questa opera sono essenzialmente quattro: la profondità del quadro nelle singole rappresentazioni, ottenuta mediante elementi della composizione anche inessenziali collocati su piani sfalsati; l’elegante proporzione delle figure umane le cui teste e i cui arti appaiono ben modellati e suggeriscono un dinamismo gestuale privo di solennità o di ieraticità e, comunque, lontano dai tradizionali schemi figurativi classici, troppo strettamente incastonati nelle specchiature delimitate dalle cornici; la differenziazione delle fisionomie e l’espressività dei volti che prescinde dalla rilevanza dei personaggi raffigurati; l’attenzione meticolosa ai particolari (abbigliamento consono agli usi del tempo, panneggi morbidi, calzature, bracciali, vasi, lampade, ecc….) che donano alla scena uno straordinaria notazione realistica. Tre di queste formelle l’Annunciazione, l’Annuncio ai pastori e i Magi davanti ad Erode appaiono di tale elevato livello compositivo e plastico da poter essere inserite tra le realizzazioni scultoree migliori del tempo in Europa, certamente superiori sia alle raffigurazioni in bronzo di Barisano e di Bonanno, peraltro successive, sia a quelle della porta di San Zeno a Verona, nonché delle porte delle Cattedrali di Hildesheim e di Novgorod. Si confrontano brillantemente altresì, per diversi tratti innovativi del modellato e della spazialità virtuale, anche con le stesse sculture di Wiligelmo e di Guglielmo.

Per tutte queste ragioni non si può escludere che l’autore possa essere stato uno scultore e fonditore di provenienza esterna, probabilmente nordico, cui non difettava la conoscenza delle porte di Hildesheim (1015), e, forse, di Novgorod (1153-1154) o di Verona (1130-1178)26, ma soprattutto delle valve lignee della chiesa di St. Maria im Kapitol di Colonia (ante 1065), anche perché a quella data il beneventano Oderisio autore delle porte del duomo di Troia (1119) e della basilica beneventana di San Bartolomeo (1151) doveva essere già defunto e, comunque, il tipo di impegno tecnico e creativo richiesto non si confaceva alle tradizioni artistiche meridionali, anche a quelle più evolute, come nella circostanza si poteva ben ricavare dalle due perdute valve di bronzo della porta della basilica di San Bartolomeo. L’impegnativo lavoro, avviato intorno al 1157, a causa del gran numero di formelle richieste e della dimensione della porta fu portato a termine in non meno di sei anni e ciò,  dal punto di vista artistico, determina la carenza di uniformità di modellamento e sembra evidenziare due diverse fasi di elaborazione dagli esiti qualitativamente differenti. Il risultato complessivo appare comunque di eccezionale bellezza e merita pienamente la definizione di Adolfo Venturi che definì la porta beneventana “il maggior poema sacro dell’età romanica nel Mezzogiorno d’Italia “. I bombardamenti del 1943 ridussero le due valve bronzee in frammenti. Il restauro di ricomposizione è avvenuto negli anni novanta del Novecento. Di recente è stata ricollocata nel portale della Cattedrale una copia dell’originaria porta, ottenuta nei laboratori della Domus Dei s.r.l. mediante procedimenti di ricalco delle formelle integralmente conservatesi, di integrazione di quelle lacunose e applicando una tecnica di fusione a cera persa simile a quella utilizzata dai maestri del XII secolo. Riproduce, in modo assolutamente fedele alla composizione pervenutaci, anche le parti perdute nel corso dei drammatici eventi bellici.