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Monastero di San Vittorino

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Il monastero di San Vittorino sorge intorno al 910 all’interno delle mura della città vecchia, allorché le monache benedettine provenienti da Alife, dove erano scampate all’incendio ed al saccheggio del loro monastero di San Salvatore perpetrato dai saraceni, ottennero dai principi beneventani Atenolfo I e Landolfo I la preesistente chiesa di San Vittorino e presso di essa edificarono il loro cenobio. 

Di questa prima sede si ha notizia diretta in un documento del 1016 che riporta la donazione da parte di Flavia, vedova del conte Madefrido, di alcuni suoi beni alla comunità delle religiose, all’atto di prendere il velo monacale, secondo una tradizione longobarda.

Il monastero ebbe una progressiva crescita di prestigio e di capacità economiche al punto da riuscire, nella seconda metà del XII, ad affrancarsi dalla dipendenza da San Vincenzo al Volturno. A sancire tale emancipazione fu una bolla del papa Alessandro III del 26 aprile 1168 che riconobbe alle monache il diritto di eleggere autonomamente le future badesse e concesse loro, altresì, la facoltà di accogliere nel recinto conventuale mercanti e forestieri devoti e disposti ad offrire i propri  beni per la salvezza dell’anima.

Ciò lascia immediatamente supporre che le strutture monastiche fossero già a quella data di buona consistenza o si fosse in procinto di adeguarne la dimensione. Il che avvenne, comunque, nel 1207 quando le monache di San Vittorino ebbero la possibilità di acquisire la totalità di ben due isolati contigui obliterando e incorporando anche qualche traversa intermedia. In questa circostanza, oltre a ristrutturare in forma diversa e decisamente più ampia il cenobio, costruirono una nuova chiesa.

L’importanza del complesso monastico femminile aumentò nel XIV secolo. Dopo una leggera riduzione del numero delle monache verso la fine del XVI secolo si registrò una ripresa nella prima metà del successivo secolo. Nel 1628 il monastero ospitava, infatti, ventiquattro professe e altre quaranta persone tra converse e servienti. In tale periodo fu rifatta la chiesa rendendola più grande e più ricca di decorazioni. I lavori si conclusero nel 1643 e la lunga durata dei lavori  potrebbe far pensare che non si trattò di un semplice ingrandimento, bensì di un riordinamento dell’intera architettura monastica con la ricollocazione dell’aula ecclesiale in un sito più idoneo e in forme più consone alla cultura artistica del tempo. 

Il terremoto del 1688 abbatté molte delle fabbriche appena elevate o ricomposte e intaccò la consistenza numerica della comunità. Tuttavia ben presto fu posto rimedio ai gravi danni anche con il supporto dell’arcivescovo card. Orsini. Aumentò il numero delle monache e le attività religiose ripresero.

Nel 1799 il monastero fu chiuso e nell’ottobre del 1806, con l’insediamento stabile dei napoleonidi, fu definitivamente soppresso. L’intero complesso architettonico, con il relativo patrimonio immobiliare, acquisito da parte della Camera Ducale, fu frazionato e dopo qualche anno ceduto mediante concessioni enfiteutiche a privati, offrendo loro la possibilità di affrancarne il diretto dominio entro ventinove anni.

Con tali operazioni il complesso monumentale si trasformò in un insieme di abitazioni e di botteghe. La struttura giunge al XX secolo subendo altre, notevoli manipolazioni soprattutto a causa delle conseguenze patite dai terremoti del 1962 e del 1980. Dopo quest’ultima fase di trasformazione restò a lungo parzialmente abitato e soggetto a degrado fino agli inizi del XXI secolo quando è stato effettuato un completo risanamento dell’ex monastero che attualmente è utilizzato solo in parte per abitazioni. La parte più cospicua del monastero, comprendente l’aula ecclesiale bassomedievale, quella seicentesca, i due chiostri con i vari ambienti che vi si affacciavano, tra cui il refettorio, dopo un accurato restauro è stata destinata a funzioni pubbliche ed ospita alcune attività dell’Università del Sannio e del Conservatorio Musicale di Benevento.