Let’s travel together.

Hortus conclusus

1

L’Hortus Conclusus è una installazione d’arte, unica nel suo genere, realizzata nel 1992 dall’artista di fama internazionale Mimmo Paladino. Il nome, hortus conclusus, significa letteralmente “giardino chiuso” e qui sta ad indicare uno spazio che conserva, nel suo perimetro ben definito, una serie di opere d’arte – sculture in bronzo, in pietra, segni grafici e inserti architettonici – che creano un ambiente di rara suggestione.

Il cavallo posto sul muro, che guarda verso l’orizzonte lontano, con la sua maschera d’oro, rimanda a segni che appartengono al confine tra il mito e la storia. Suggerisce un contatto con la cultura achea, che è all’origine della civiltà poetica e figurativa dell’occidente europeo. Intorno al cavallo, fulcro e protagonista dello spazio, si addensano altre figure e segni che stratificano una memoria arcaica. Teschi, simulacri, spirali, segni primitivi, sembrano costituire un museo di una civiltà scomparsa, nel quale si trovano a dialogare civiltà anche lontane tra loro, da quelle sciamaniche a quelle celtiche e mediterranee.

Mimmo Paladino, artista nativo di Paduli, a pochi chilometri da Benevento, dopo aver mosso i primi passi nel locale Liceo Artistico, giunse a notorietà internazionale nel 1980, quando alla Biennale di Venezia esplose il fenomeno della Transavanguardia. Di questo movimento lui è stato un interprete tra i più popolari, anche grazie ad una serie di opere presenti nei luoghi più simbolici del mondo dell’arte e della cultura.

Agli inizi degli anni Novanta, per arricchire la città con la presenza di un suo monumento, gli fu offerta la possibilità di collocare il suo cavallo di bronzo in piazza Venanzio Vari (oggi piazza Arechi II) allora oggetto di ridefinizione urbanistica. Dopo qualche progetto iniziale, che non incontrò il favore dell’artista, dal Comune fu offerta a Paladino la possibilità di scegliere il posto a lui più gradito per collocare il suo cavallo con la maschera dorata.

L’individuazione di questo luogo, di pertinenza dell’ex convento di San Domenico, poi trasformato in tribunale alla fine dell’Ottocento e quindi ceduto, in quegli anni alla nascente Università del Sannio, segnò una svolta decisiva. Il luogo suggeriva un allestimento più completo, nel quale entravano anche la vegetazione, l’acqua, la pavimentazione e altri elementi di complemento.

Con la collaborazione degli architetti Roberto Serino e Pasquale Palmieri, fu costruita la scenografia architettonica di colore rosso, che serviva anche a salire sul terrazzino, da dove ammirare sia il giardino sia il cavallo da vicino. Definito lo spazio, Mimmo Paladino inventò nuovi segni, come il grande disco conficcato al suolo, l’idolo con le lunghe corna, la scultura antropomorfa dalle lunghe braccia che portano acqua e tante altre presenze figurative, sempre dal gusto arcaico.

La materia, il colore, il silenzio rotto solo dal rumore dell’acqua, la vegetazione, tutto contribuisce a creare un ambiente di pace, di bellezza, ma anche di spiritualità. Divenuto uno dei luoghi più visitati della città, l’Hortus è stato anche luogo di incontri d’arte, di eventi culturali e di spettacoli musicali e teatrali. Di recente oggetto di un restyling, per interventi straordinari di manutenzione, lo spazio è stato ampliato integrando anche lo spazio oltre il muro, sul quale è collocato il cavallo di bronzo.

Questo cavallo è diventato, negli ultimi decenni, un simbolo della città, ma al contempo, grazie alla successiva opera di Mimmo Paladino, è simbolo universale che ha utilizzato in molti luoghi simbolici, grazie alla famosa Montagna di Sale, nata in Sicilia ma che ha poi girato il mondo, o ad altri cavalli presenti sia nelle sedi istituzionali del Parlamento Europeo, sia in musei e siti archeologici.