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La Cattedrale di Benevento

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L’architettura della cattedrale di Benevento, così come oggi appare al visitatore, è frutto di una radicale ricostruzione effettuata dopo i bombardamenti del 1943, che rasero al suolo quasi per intera l’insula episcopale e ridussero in ruderi gran parte del quartiere storico circostante provocando numerose vittime. Delle strutture medievali del tempio restarono in sito la facciata del XIII secolo, il campanile e due terzi della pseudo cripta, restaurati nel corso della riedificazione del tempio tra gli anni quaranta e cinquanta del Novecento. La straordinaria porta di bronzo, fusa tra il 1156 e il 1170, la Janua Maior considerata dagli storici dell’arte come una delle più alte espressioni artistiche medievali dell’Italia meridionale, fu ridotta in frammenti ed è stata ricomposta, dopo un lungo lavoro di restauro durato oltre un decennio. Nel 2012, riprodotta in copia integrale col medesimo procedimento medievale di fusione a cera persa, è stata ricollocata in facciata. La distrutta Cattedrale era stata costruita nel V secolo al di sopra di un insieme di edifici pubblici romani in disuso.

Del resto la Chiesa beneventana, già dagli inizi del IV secolo, appariva dotata di un proprio vescovo, vale a dire di Gennaro, martirizzato a Pozzuoli nell’anno 305. Di un clero ad essa specificamente addetto si ha conferma nel 406, quando il diacono Paolo partecipa insieme al vescovo Emilio alla legazione pontificia inviata da Innocenzo I a Costantinopoli per trattare la causa di s. Giovanni Crisostomo presso l’imperatore Arcadio. Questo episodio fornisce un chiaro indizio dell’esistenza già alla fine del IV secolo di una Chiesa beneventana dotata di riconosciuta importanza. Una lettera del papa Leone Magno scritta al vescovo Doro attesta, infine, l’esistenza di un tempio ben circoscritto nel 448.

La Cattedrale aveva in origine un impianto a cinque navate, simile a quello delle basiliche paleocristiane mediterranee di IV e V secolo, e utilizzava cinquantaquattro colonne doriche di spoglio provenienti da un unico monumento romano. Era caratterizzata dalla presenza di un paradiso (quadriportico antistante al tempio con al centro un terreno utilizzato in origine come cimitero), di un’unica e profonda abside e di un transetto poco esteso. Aveva pavimentazione in mosaico dal fondo chiaro e dai motivi decorativi in nero. Non possedeva cripta, ma, lungo il lato Sud del tempio si erano progressivamente formate diverse cappelle. Dal 499 alla seconda metà del VII secolo, periodo in cui dell’articolata organizzazione ecclesiale si perdono completamente le tracce, la Cattedrale sicuramente subì danni se prima il vescovo Barbato, nella seconda metà del VII secolo, e poi il vescovo Davide, intorno agli anni ottanta del secolo VIII, dovettero provvedere a farla riparare e abbellire senza modificarne l’assetto. Dopo l’acquisizione nel IX secolo delle reliquie di s. Bartolomeo, di s. Gennaro e di altri santi, per ospitare degnamente le sacre spoglie, furono unificate le cappelle antecedenti e trasformate in un unico ambiente con l’eccezione dell’oratorio dedicato all’apostolo edificato sul lato sinistro della Cattedrale. A partire dal 1119, come attesta la Cronaca del notaio Falcone beneventano, in conseguenza di un incendio avvenne il restauro dell’aula ecclesiale e l’ampliamento del transetto che si sovrappose parzialmente con il muro di fondo alle strutture di copertura degli ambienti retrostanti. Tale operazione fu completata con la collocazione in facciata della splendida porta di bronzo contenente un ciclo cristologico tra i più completi che si conosca. Quasi contemporaneamente (1112-1153) fu elevata in adiacenza alla seconda navata di sinistra la monumentale basilica dedicata a s. Bartolomeo (crollata a causa di un sisma e non più ricostruita nel 1702).

L’intero complesso monumentale mantenne l’assetto appena descritto fino all’episcopato del cardinale Ruggero Sanseverino (1179-1221) che, tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, eliminò il colonnato del paradiso includendone la superficie nello spazio della Cattedrale. I lavori furono interrotti dall’esaurimento dei fondi e ripresero dopo molto tempo. La facciata fu fatta ridisegnare dal Sanseverino col coronamento piatto secondo modalità le pisane, diffuse in Molise e in Abruzzo. il campanile fu elevato tra il 1277e il 1280 dopo l’irruzione rovinosa in città delle truppe di Federico II nel 1242 e l’altrettanto distruttiva conquista angioina nel 1266. Il completamento generale dell’aula episcopale, comprendente anche l’apparato decorativo con i due amboni arricchiti da decorazioni a rilievo e a tutto tondo, si ebbe tra la fine del XIII e il XIV secolo. Il 30 novembre 1456 la Cattedrale fu gravemente danneggiata da una scossa tellurica. Venne riparata con l’aiuto di papa Pio II e consacrato il nuovo altare il 4 novembre 1473. In tale circostanza fu modificata anche la basilica di San Bartolomeo su cui fu elevata una grande cupola centrale eliminando quelle laterali. Durante questo restauro quattrocentesco alla cattedrale fu aggiunta sul lato sinistro una sesta navata, per quanto più corta. L’arcivescovo Giovan Battista Foppa (1643-1673), intorno alla metà del XVII secolo, dopo aver rialzato di molto il soffitto della navata centrale rispetto a quello delle quattro minori, lo rifece a cassettoni dorati, e lo stesso lavoro eseguì nel transetto . L’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini (1686-1730), divenuto poi papa col nome di Benedetto XIII, nel 1687 apportò ulteriori modifiche e, soprattutto fece riparare la Cattedrale dopo i terremoti del 1688 e del 1702. A seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale la ricostruzione della Cattedrale è stata effettuata tra il 1948 e il 1950 su progetto dell’architetto veneto Paolo Rossi De Paoli. Al di sotto del suo piano pavimentale è stato ricavato tra il 2005 e il 2001 un percorso archeologico ipogeo, che si estende anche agli ambienti delle originarie cappelle retrostanti al transetto, configurando un allestimento museale di straordinario interesse storico-culturale in cui la vicenda di lungo periodo della Chiesa beneventana si fonde con quella della città di Benevento.