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Benevento, la storia della città

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Dalle origini al V secolo

La città di Benevento è stata in origine un centro abitato sannitico di contenuta dimensione la cui prima conformazione urbana risalirebbe al IV sec. a. C. e sarebbe stata inclusa nel territorio irpino. Prima di questo periodo l’area doveva essere interessata solo da alcuni piccoli villaggi sorti lungo le rive dei fiumi Calore e Sabato. Il nucleo fondato dai Sanniti potrebbe essere identificato nella parte alta dell’attuale centro storico che dalla Rocca dei Rettori, punto più alto dell’insediamento e sede dell’arx, degrada verso piazza Roma. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi basata su dati archeologici limitati. Forse, a causa di tale limite appare tuttora problematica l’interpretazione del toponimo Maloenton o Maleventum, attribuito all’originario stanziamento sannitico, che i romani non comprendendone il significato, mutarono, dopo la vittoria contro Pirro (275 a. C.), in Beneventum

La trasformazione della denominazione avvenne a partire dalla deduzione della colonia di diritto latino attuata nel 268 a.C. che portò alla fondazione di un secondo insediamento urbano molto più esteso e articolato. L’operazione, che dovette interessare non solo il crinale della collina, ma anche i terrazzamenti fluviali situati a valle, riordinò l’area secondo gli schemi ortogonali della pianificazione romana, inserendosi in una più ampia strategia, attuata dai conquistatori mediante confisca e redistribuzione di terre, seguita alla sconfitta dei Sanniti. A questa fase insediativa seguì il completamento della via Appia, che dopo aver raggiunto Capua nel 285 a.C., fu prolungata fino a Brindisi (267-243 a.C.) passando per Benevento. La città si trasformò così in un importante nodo dei traffici tra Roma e l’Oriente. Nel giro di pochi decenni si ingrandì e in età augustea registrò un ulteriore sviluppo arricchendosi di architetture di notevole qualità, divenendo municipium e dotandosi di nuove magistrature. Una terza fase di ulteriore rafforzamento e qualificazione del sistema urbano si verificò tra il II e la prima metà del III secolo d. C., allorché prima fu ultimata la variante stradale che collegava Benevento a Brindisi (109-114 d.C.) e che iniziava dal pregevolissimo arco elevato in onore dell’imperatore Traiano, collocato all’interno di un quartiere interamente ristrutturato (la Regio Viae Novae), e poi si posero in essere misure per migliorare la produzione agricola, ponendo la città al centro di una complessa rete di interessi economici di diversa natura. A testimonianza di queste fasi di crescita restano il magnifico teatro che poteva ospitare fino ad ottomila spettatori, il tempio dedicato alla dea Iside, di cui si conservano numerose statue anche di provenienza egiziana, i resti dell’anfiteatro e dell’emporium, denominato a seguito dell’edificazione di una chiesa medievale “i Santi Quaranta”, e il foro di cui però non restano che riferimenti documentari di età medievale . 

Dal III secolo d. C., ebbe inizio il periodo di crisi della città, che riguardò anche i monumenti cittadini, danneggiati dal sisma del 275 d.C., e che si radicalizzò tra il IV e il V secolo con la scomparsa della città bassa. Nel V secolo giunse a compimento il processo di cristianizzazione degli abitanti e fu fondata la grande Cattedrale a cinque navate, una delle più importanti della Campania, sede della cattedra vescovile.

Dall’Alto Medioevo al XV secolo 

Nel 571 Benevento fu occupata dai Longobardi comandati da Zottone, che fece della città il capoluogo della Longobardia del Sud e assunse il titolo di duca. La corte ducale si insediò in un complesso di edifici denominato Sacrum Palatium che sorgeva intorno ad un ampio spazio, oggi identificabile con la piazza Piano di Corte. Lentamente e progressivamente la città si riprese dalla crisi, la popolazione aumentò e, nel VII secolo i Longobardi furono convertiti ad opera del santo confessore Barbato, che simbolicamente recise l’albero a loro sacro. Su questo episodio fu basato in età moderna il mito delle streghe. Dal secolo VIII in poi, in particolare sotto la guida di Arechi II, che assunse il titolo di principe dopo la caduta della Longobardia del Nord, furono costruiti diversi monasteri, tra cui quello di S. Sofia con la singolarissima chiesa ad esso annessa, e varie aule ecclesiali. Fu edificato un nuovo quartiere, la civitas nova, che ricompose tutta la strutturazione spontanea antecedente adeguando la cinta muraria che fu dotata di cinque porte tra cui la Porta Aurea inserita nell’arco dedicato all’imperatore Traiano. Dalle acque del fiume Sabato fu, poi, derivata una rete di canali a servizio dei mulini che contribuirono nel tempo a fare di Benevento il luogo di convergenza della produzione granaria del Sannio e della Puglia settentrionale. Con la fine del dominio longobardo nel 1053 Benevento, per evitare di sottomettersi ai Normanni, si pose sotto la protezione della Chiesa di Roma, riuscendo a mantenere nel tempo una discreta condizione di autonomia. In città si raccolsero gruppi di longobardi fuggiaschi e si insediarono mercanti provenienti da varie parti della penisola contribuendo a sviluppare ulteriormente l’economia urbana. Benevento si arricchì di un alto numero di chiese (98) e di palazzi di vario tipo. Fu anche un’importante tappa del pellegrinaggio in Terrasanta poiché custodiva le reliquie dell’apostolo Bartolomeo CHE, traslate da Lipari ad opera del principe Sicardo nell’anno 838, furono deposte nel 1112 in una grande e prestigiosa basilica. Il 26 maggio 969 il titolare della cattedra beneventana Landolfo aveva ricevuto il titolo di arcivescovo metropolita con la bolla Cum certum sit di papa Giovanni XIII e progressivamente l’arcidiocesi arrivò a comprendere ben 23 diocesi suffraganee agli inizi del XIII secolo. Si deve rimarcare nel contempo la crescita dell’aristocrazia urbana e del ceto mercantile (i cosiddetti boni homines) i cui esponenti, dopo la fine del dominio longobardo (1077) riuscirono, raro esempio nel Mezzogiorno, a dotare la città nel 1203 di uno statuto che per alcuni aspetti assimilò Benevento ai liberi comuni del Nord Italia. Tra XI e gli inizi del XIII secolo, si registrò la massima crescita del centro urbano e, insieme, un’intensa riorganizzazione interna, giustificata da dinamiche economiche, demografiche e culturali, che produsse notevoli esempi di architetture aristocratiche e mercantili. L’importanza di Benevento in questo arco temporale è attestata anche dalla presenza della corte papale che in due circostanze con Adriano IV (1156) e Alessandro III (1167) si fermò a lungo in Benevento risiedendo nel cosiddetto palazzo di Dacomario.

Il commercio, in questo periodo, si distribuiva lungo le strade, in prevalenza, lungo la platea maior, l’asse longitudinale della città (attuale corso Garibaldi) e nell’ampia superficie esterna alla porta Rufina. Tra i vari gruppi che componevano la popolazione c’era, inoltre, la comunità ebraica, presente in città fin dal V secolo, che si raccoglieva in gran parte in un quartiere situato intorno all’odierna Via Erik Mutarelli. La dimensione urbana aumentò e le porte divennero ben 11.

Per la prima volta tre presuli della cattedra beneventana furono elevati alla porpora cardinalizia prima Errico (1157-1170), poi Lombardo (1171-1179) e infine Ruggero (1179-1221). A rafforzare l’immagine della città come sede privilegiata della corte papale contribuì poi, nel 1187, l’ascesa al soglio pontificio del beneventano card. Alberto Morra col nome di Gregorio VIII. Il suo breve pontificato fu speso nel tentativo di promuovere il rinnovamento della Chiesa. Lo sviluppo economico e sociale cittadino si arrestò con la conquista di Benevento nel 1241 da parte delle truppe sveve condotte dall’imperatore Federico II. Mura, chiese, case e lo stesso Sacro Palazzo subirono gravi danni. Ancora più pesanti furono le devastazioni che gli svevi procurarono alla città nel 1250 dopo aver domato la ribellione dei cittadini. Ulteriori conseguenze rovinose si ebbero dopo la battaglia del 1266, quando Carlo d’Angiò dopo aver sconfitto Manfredi di Svevia, che nella circostanza restò ucciso, occupò la città. 

La ricomposizione urbana fu lenta e faticosa. Gli ordini mendicanti dettero un contributo significativo alla ripresa della vita cittadina. In ravvicinata sequenza (fine del XIII-XIV secolo) furono impiantati i conventi di San Francesco alla Dogana, di San Domenico, di Santa Caterina e di Sant’Agostino. Quest’ultimo fu realizzato presso il vecchio palazzo dei principi longobardi, divenuto sede dei rettori pontifici, distrutto dalle truppe sveve e definitivamente incendiato dalla popolazione nel 1316. La sede dei rettori fu trasferita in un nuovo complesso fortificato costruito presso la porta Somma tra il 1321 e il 1336 (il castrum, in seguito denominato Rocca dei Rettori, e l’annesso palazzo fortificato) dove i rappresentanti del papa circondati da un fossato e protetti da due ponti levatoi, se ne restavano chiusi nel timore che la popolazione rinnovasse i suoi bellicosi propositi. Questo assetto urbano si protrasse con contenute modifiche e altalenanti equilibri sociali fino al XV secolo, allorché le devastanti conseguenze del terremoto del 1456 misero in ginocchio la città che per un breve periodo fu occupata dagli aragonesi e risentì negativamente dei conflitti che lacerarono il Regno di Napoli. Proprio in questo periodo il papa concesse ai beneventani nuovi statuti. 

Età moderna e contemporanea

Hortus Conclusus di Mimmo Paladino
Hortus Conclusus di Mimmo Paladino

Un discreto superamento di tali inquiete condizioni si registrò tra il XVI e il XVII secolo, quando sia la pacificazione tra le due fazioni cittadine, sia l’aumento della popolazione indusse a riorganizzare il patrimonio abitativo pur senza ampliare la superficie urbana che restò chiusa entro le mura medievali. Molte dimore della nobiltà beneventana, trasferite nella parte alta della città, furono costruite in forme nuove e in più accentuate dimensioni. In questo contesto fu edificato in forme rinascimentali il palazzo della comunità dedicato al papa Paolo V. La peste del 1656 interruppe tale rinnovamento causando la perdita di circa il 60% della popolazione. La ripresa successiva incontrò un’ulteriore fase critica in conseguenza dei terremoti del 1688 e del 1702. Il cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento, condusse un’opera estesa di risanamento e di riordinamento del tessuto edilizio e degli spazi pubblici che dette alla città una migliore abitabilità e quel carattere piacevole ancora oggi riscontrabile.

Con tale assetto Benevento, dopo il breve e poco incisivo intervallo del governo napoleonico, giunse all’unificazione nazionale. Da quel momento in poi iniziò la modernizzazione della città con l’ampliamento del corso Garibaldi (1881-1898), la costruzione del palazzo del Governo (1895-1911), della stazione ferroviaria con il connesso quartiere (1867- 1940), della villa comunale (1875-1880), dell’ospedale Sacro Cuore di Gesù (1894), del mercato dei commestibili (1903) e della basilica della Madonna delle Grazie (1839-1901). Solo dopo il 1930 Benevento si dotò di un piano urbanistico redatto dall’arch. Luigi Piccinato che pose le basi per l’ampliamento della città, così come oggi si può osservare e avviò un ulteriore e più consistente ciclo di modernizzazione e di realizzazione di nuove architetture in special modo quelle che connotano piazza Risorgimento (Liceo Giannone e scuola Mazzini) e il recente allestimento del giardino del convento di S. Domenico (l’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino), opere che hanno reso la città tra le più accoglienti dell’Appennino meridionale.