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L’Arco di Traiano di Benevento

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L’Arco onorario di Traiano di Benevento è il monumento più noto della città ed è diventato nel tempo uno dei suoi simboli. Elevato all’imbocco dell’antico percorso che conduceva a Brindisi, seguendo un tracciato più breve di quello della via Appia, era forse stato collocato nel punto focale di quel quartiere che in seguito appare denominato “Regio Viae Novae”. Possiede la forma e lo schema compositivo degli archi di trionfo urbani dell’architettura romana. Le sue dimensioni e proporzioni corrispondono a quelli dell’Arco di Tito del Foro Romano. Costruito su un solido basamento di blocchi calcarei squadrati con una struttura interna del medesimo materiale ha il rivestimento in marmo. Composto da un solo fornice affiancato da due piloni ha le facce principali, l’una rivolta a Nord-Est, verso l’esterno della città, l’altra a Sud-Ovest, verso l’interno dell’abitato, ciascuna divisa in quattro fasce o registri di altezza alternata delimitati in ognuno dei piloni da due semicolonne scanalate sormontate da capitelli corinzi. I piloni reggono l’arcata incorniciata da ghiere e affiancata da figure di diverso genere e al di sopra del cornicione si eleva l’attico, forse sormontato in origine da statue in bronzo. È fra i più importanti monumenti figurati di età imperiale giunti sino a noi. Il committente di questa straordinaria opera fu il Senato romano, che rappresentava la massima autorità preposta alla costruzione di vie pubbliche e che riconobbe la rilevanza dell’importante direttrice viaria, usata per raggiunger in minor tempo il Medioriente partendo da Benevento, finanziata da Traiano con la propria cassa imperiale e terminata nel 109 d.C. L’arco, stando all’iscrizione dell’attico, è datato al 114.

Con le trasformazioni della Tarda Antichità Benevento subì una progressiva contrazione della superficie urbana e fu racchiusa in una cinta muraria dotata di poche porte tra cui una ricavata nell’Arco di Traiano. Troviamo attestata questa porta per la prima volta nel secolo VIII con la qualificazione di “Aurea”. La denominazione, dovuta forse alla mirabile ricchezza decorativa del monumento beneventano, è forse anche attribuibile per analogia alla “Porta Aurea” di Gerusalemme punto di arrivo del pellegrinaggio in Terrasanta, che muoveva da Benevento provenendo da varie parti dell’Europa. Solo nel 1854 l’arco fu isolato dal contiguo tessuto edilizio e nella seconda metà del XIX liberato dalle strutture murarie di difesa che lo serravano. È stato più volte oggetto di restauri a partire dal XVII secolo. Ha attirato in età moderna l’interesse di artisti e di architetti. Lo hanno raffigurato in rilievi, disegni, incisioni e vedute pittoriche Polidoro da Caravaggio, Giuliano da Sangallo, Sebastiano Serlio, Gian Paolo Panini, Pierre Jacques Gaultier, Carlo Vanvitelli, Giuseppe Piermarini, Giovanni Battista Piranesi, Giovan Camillo Rossi ed altri ancora tra cui, in modo accurato e pregevole, l’architetto beneventano Saverio Casselli.

Sul significato dei suoi bassorilievi e altorilievi non c’è accordo nella comunità scientifica. Appare arduo, pertanto, dare un’interpretazione precisa di ogni singolo elemento scultoreo. Si possono fornire in merito solo alcuni suggerimenti di lettura. Nel complesso si tratta di un insieme di rappresentazioni simboliche che affermano il potere della Roma imperiale e, in tal senso, documentano una coerente e ormai matura rappresentazione imperiale attraverso le immagini. È consigliabile iniziarne la sequenza percettiva dal lato verso l’esterno del centro storico, muovendosi da destra verso sinistra. Da destra, infatti, sulla facciata rivolta alla città l’imperatore entra due volte a Roma. Inoltre l’inverno, che apre sempre le rappresentazioni romane delle stagioni, si trova a destra sul lato volto alla campagna. L’andamento verso l’opposta direzione del fregio della trabeazione risponde, invece, a motivi di ordine narrativo. Per il resto la composizione dell’arco è decisamente statica e la simmetria bilaterale, che domina la divisione in registri, ricorre anche nella decorazione figurativa. Centro del programma decorativo non è tanto la politica di Traiano relativa alle provincie, quanto quella riguardante l’Italia. Il carattere panegiristico delle rappresentazioni scultoree non va inteso, inoltre, in senso strettamente storico ma piuttosto in quello celebrativo dell’autorità imperiale con i relativi requisiti ad essa riconosciuti. L’unica testimonianza storica certa è contenuta nel fregio che si trova al di sotto dell’attico tra il cornicione dentellato e l’architrave modanata poggiata sulle semicolonne e che gira intorno al monumento interessando tutte le sue quattro facce. Descrive una processione trionfale in tutti i suoi particolari ed è la più completa rappresentazione di un trionfo romano pervenutaci. Si tratta del trionfo di Traiano sui Daci del 107 d.C.. Il carro del trionfatore si trova sul lato verso la città a sinistra; appena dietro di lui marcia la figura del prefetto del pretorio insieme al littore; segue la guardia imperiale a cavallo. A sinistra, sul lato breve dell’arco, è rappresentata la meta della processione, il Tempio di Giove Capitolino. All’angolo tra il lato breve e quello lungo si trova il punto di giuntura del corteo che si chiude col bottino ricavato dalle guerre daciche e con i buoi destinati al sacrificio condotti davanti al carro del trionfatore in Campidoglio. Sul piano stilistico si registrano contenute differenze tra i diversi pannelli e i fregi, derivati dalle elaborazioni della cultura artistica romana, con qualche riferimento al repertorio classicistico.Passando sotto l’arco andando verso la Via Traiana (direzione campagna) troviamo a sinistra il rilievo con l’imperatore in atto di sacrificare e a destra quello con concessione di sussidi al popolo, probabilmente identificabile con l’istituzione degli Alimenta, che prevedeva la concessione di prestiti in forma ipotecaria ai proprietari terrieri i cui interessi erano devoluti al mantenimento di fanciulli indigenti, con l’intento di incrementare le attività agrarie e sostenere le famiglie povere per contrastare lo spopolamento delle campagne . Nel primo pannello Traiano indossa la toga, nell’altro la tunica col paludamentum, l’abito da viaggio di foggia militaresca. L’imperatore compare sui rilievi dell’arco con entrambi questi abbigliamenti, ma una volta sola in una divisa propriamente militare, cioè con la corazza nel rilievo quadrato al centro del soffitto a cassettoni, dove la Vittoria gli impone la corona civica di foglie di quercia, ricca di simbologia. Nel procedere alla ripartizione degli alimenta, che si trovano sul tavolo davanti a lui in sacchetti di denaro, l’imperatore mostra la sua pietas ergahomines. Qui i personaggi principali dell’azione nella metà destra del rilievo sono i bambini che ricevono gli alimenta e un padre che si allontana soddisfatto con la piccola figlia sulle spalle. Per quanto riguarda la festa sacrificale raffigurata sul lato opposto essa sembra alludere all’inaugurazione della Via Traiana negli anni 109/110. A proposito di riconoscimenti di meriti e di titoli l’iscrizione sull’attico ci dice che l’anno in cui l’arco fu completato, il Senato conferì all’imperatore il nuovo titolo onorifico di optimus (nell’attico compare davanti alla denominazione di Augusto). Da quel momento in poi Traiano condivise tale titolo con Iuppiter Optimus Maximus, la più alta divinità ufficiale. Come nel fornice, così anche nei rilievi delle facciate esterne Traiano è rappresentato dieci volte, mai però al centro della composizione. Su entrambi i lati, nelle lastre poste a destra egli si trova a destra e in posizione quasi frontale, mentre in quelle a sinistra appare sulla sinistra e più di profilo. Il rilievo mediano del lato rivolto verso la campagna (secondo ordine pannello destro) rivela analogie con l’alimentatio del fornice. Qui l’imperatore è rappresentato come emblema della Providentia. Alla sua destra stanno due dee con lunghe vesti, la prima, molto probabilmente Felicitas, con la cornucopia e due fanciulli, a sinistra Marte e una dea con corona turrita che tiene l’aratro formano una coppia alla quale si rivolgono i due bambini in atteggiamento di venerazione. I pannelli del lato Sud (secondo ordine sinistro e destro) s’inseriscono ancora chiaramente nella tematica della Providentia. Trattano l’una delle provvidenze di Traiano per i veterani. Egli, seguito da due littori, distribuisce loro le terre mentre la Virtus regge il vessillo sormontato da cinque aquile. L’altra richiama le provvidenze di Traiano per il commercio. L’imperatore davanti al Foro Boario (sullo sfondo si trovano le statue di Apollo, Ercole e Portunno, protettori dell’area portuale) riceve da tre mercanti il ringraziamento. Gli altri pannelli rappresentano i successi politici e militari di Triano, insieme alla sua attenzione all’organizzazione dell’esercito (rilievo a sinistra del secondo ordine, lato Nord). Nel primo pannello a sinistra del lato Sud, ad esempio, Traiano stipula un accordo con i Germani presso una quercia, mentre a testimone si staglia fra i due contraenti Giove con il fulmine, dio del giuramento e massima divinità ufficiale. In questo ciclo Giove è la prima divinità che compare accanto all’imperatore, e sarà anche l’ultima nell’attico, sulla facciata verso la città. Le quattro lastre inferiori sono disposte, contrariamente a quelle mediane, in una successione temporale che giunge fino all’adventus di Traiano a Roma nell’autunno del 99. Sul lato opposto nel pannello a sinistra del lato Nord l’imperatore circondato da comites e littori, alla presenza di Giove Feretrio stringe il patto di pace con i capi dei germani nel 97 d.C. e in tale scena come nelle rimanenti sembra emergere il riconoscimento dell’Italia dei meriti di Traiano non solo per le vittorie conseguite ma anche per la costruzione sul territorio peninsulare di importanti opere pubbliche come ponti e porti.